Alessandro Genova

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

Abbiamo conosciuto la cantina Cennerazzo, azienda vinicola relativamente giovane che opera in Irpinia nel comprensorio del Greco di Tufo. Questa denominazione, assieme al Fiano d’Avellino e al Taurasi, ha contribuito in modo determinante allo sviluppo del territorio, tanto che i vini prodotti sono ben conosciuti anche all’estero. E di Cennerazzo abbiamo degustato il Greco di Tufo, che rappresenta al momento il primo e unico vino imbottigliato dall’azienda.

L’azienda si trova nel comune di Torrioni e vive un importante passaggio generazionale. Federico faceva il vino per il consumo familiare, vendendo l’eccedenza in modo sfuso e conferendo la produzione di uva alla cantina sociale. La svolta si ebbe con il figlio di lui, Sebastiano, attuale presidente del consorzio Viticoltori del Greco di Tufo. Sebastiano sviluppò l’attuale azienda, oggi condotta dai figli Federico e Lidia, sempre mantenendo un’impostazione di tipo artigianale, ma applicando metodi innovativi e utilizzando tecnologie moderne.

Il nome Donnafugata – letteralmente "donna in fuga" – è legato alla regina Maria Carolina di Borbone che, durante l’invasione napoleonica, si rifugiò in Sicilia dove oggi si trovano i vigneti aziendali. Fu Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nel Gattopardo, a chiamare così questo territorio.

In tempi più recenti, nella metà degli anni ’80 del secolo scorso, Giacomo Rallo, improvvisamente mancato nel maggio di quest’anno, fondò l’azienda insieme alla moglie Gabriella. Oggi Donnafugata è diretta dai figli José e Antonio, neo-presidente dell’Unione Italiana Vini.

L’azienda ha fatto della qualità il focus della propria filosofia produttiva. Emblema di questa continua ricerca è l’attenzione allo sviluppo eco-compatibile e culturale del territorio. Oltre ad essere una delle prime aziende ad aver utilizzato impianti fotovoltaici, Donnafugata quantifica le emissioni di gas serra dalla vigna all'imbottigliamento. Negli ultimi anni le emissioni di anidride carbonica sono diminuite, migliorando così l’efficienza energetica in ogni attività.

Il vigneto si estende per oltre 300 ettari in diversi siti produttivi in Sicilia. Le vigne si trovano in zone altamente vocate per suolo, esposizioni e altitudini. Le uve sono sottoposte ad assaggi durante tutto il processo di maturazione, individuando il momento migliore per la vendemmia di ogni varietà. Per cultivar precoci come lo Chardonnay la raccolta può cominciare a metà agosto, con temperature che superano i 35° C. In casi come questi le attività vendemmiali vengono svolte di notte, preservando gli aromi delle uve ed evitando il rischio di fermentazioni indesiderate.

In passato abbiamo degustato diverse espressioni di Fiano d’Avellino, uno dei vini d’eccellenza della Campania e dell’intero Paese. È sovente prodotto da piccole realtà rurali come l’Azienda vitivinicola Colli di Lapio, condotta da Clelia Romano. Proprio il Fiano d’Avellino 2009 di Colli di Lapio era stato recensito su Wine at Wine, quando era stato degustato in abbinamento ad un risotto alla zucca.

L’azienda Colli di Lapio è stata creata nella prima metà degli anni ’90 del secolo scorso. È situata nella vecchia masseria di famiglia in contrada Arianiello, piccola frazione del comune di Lapio. Il paese Irpino, situato a circa 550 metri sopra il livello del mare, si caratterizza per un clima secco e ventilato, per l’ottima soleggiatura estiva e per le forti escursioni termiche. E, più in generale, per offrire condizioni ottimali per la coltivazione della vite. Tanto che Lapio rappresenta il principale centro dell’areale del Fiano di Avellino, tra i 26 comuni dell’Irpinia dove è consentita la produzione di questo vino. E Arianiello è da considerarsi come un vero e proprio grand cru per il Fiano d’Avellino.

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