Alessandro Genova

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

Tra l’azienda vitivinicola Cavallotto e il Bricco Boschis esiste uno strettissimo legame. Quando si parla del Bricco Boschis è chiaro che ci stiamo riferendo a Cavallotto e viceversa. E non soltanto perché questo storico cru delle Langhe sia interamente di proprietà di questa famiglia del Barolo. Personalmente ho avuto il privilegio di visitare la Tenuta Cavallotto nella primavera del 2015.

Bricco Boschis è una splendida collina interamente vitata di 23 ettari che si trova nelle Langhe a Castiglione Falletto, nel cuore del comprensorio del Barolo. Di proprietà della famiglia Cavallotto sin dal 1928, dopo quasi un ventennio le uve ivi prodotte furono vinificate, dando vita ad uno dei primi vini imbottigliati con etichetta della zona.

Le colline dell’area del Barolo hanno origine geologica risalente al Miocene dell’Era Terziaria (7 – 15 milioni di anni fa). Il sottosuolo, di tipo sedimentario marino, è composto principalmente da arenarie e marne calcareo-argilloso compatte. In particolare, la zona di Castiglione Falletto è tra le più antiche del comprensorio, essendo emersa dal mare nel periodo Elveziano (tra i 13 e i 15 milioni di anni fa). Si trova al confine con i comuni di Barolo e La Morra che risalgono al periodo Tortoniano, di più recente formazione. I terreni sono caratterizzati da strati alternati di sabbie più o meno compatte, di colore grigio-bruno o giallastro, con arenarie grigie (sabbie cementate da carbonati delle acque marine) dette Arenarie di Diano, formazioni che tra l’altro contraddistinguono la Tenuta Cavallotto e il Bricco Boschis. In questa collina quindi, l’apparato radicale della vite, andrando in profondità, incontra strati di terreno di natura diversa sotto il profilo fisico e chimico.

Ho avuto la fortuna di recensire più volte la Riserva Inferi del Montepulciano d’Abruzzo dell’azienda Marramiero. Inizialmente le prime due annate, risalenti alla prima metà degli anni ’90 del secolo scorso, il 1993 e il 1994. In queste circostanze ho commentato l’attitudine di questo vino ad attraversare il tempo e il sorprendente modo con cui evolve sotto il profilo organolettico. Più di recente, in occasione dell’anteprima del Montepulciano d’Abruzzo, ho degustato l’Inferi Riserva 2013, giovanissimo e non ancora in commercio.

Come in commercio è invece il millesimo 2012 della Riserva Inferi, il vino che proverò a raccontare oggi. Le uve provengono dai vigneti aziendali situati a 270 metri di altezza presso la Masseria Sant’Andrea di Rosciano in provincia di Pescara, tra il mar Adriatico e il Massiccio delle Maiella. Uve prodotte tramite la pergola abruzzese, forma di allevamento della vite che riduce l’irradiamento solare sui grappoli, favorendo lo sviluppo dei polifenoli e degli aromi.

Siamo nelle Langhe sud-occidentali, nella zona del Dogliani. Il territorio è particolarmente vocato per la coltivazione dell’uva Dolcetto e limitrofo al comprensorio del Barolo, il Re dei Vini fatto con il nobile Nebbiolo. Il Dolcetto di Dogliani fu tuttavia il vino del Presidente Einaudi, nativo di queste terre e che diede lustro a questa parte del Piemonte.

Il territorio del Dogliani, situato a ridosso delle Alpi Marittime e dell’Appennino Ligure, è costituito prevalentemente da terre bianche ben drenate, tufo e marne calcaree in prevalenza. Il clima ventilato, fresco ed equilibrato è ideale per la coltivazione della vite e in special modo del Dolcetto. Questa cultivar si caratterizza per gli elevati tenore zuccherino e polifenoli. Al tempo stesso, normalmente non si contraddistingue per elevate acidità. Per questa ragione, il vino che si ottiene dalle uve Dolcetto, di solito non si presterebbe a lunghi invecchiamenti: ma con gli opportuni diradamenti in vigna, con il rigoroso controllo delle temperature di fermentazione alcolica e malolattica in cantina, si possono avere gradite quanto inattese sorprese. Otterremo così un vino nettamente distante dalla stereotipata idea di Dolcetto semplice e di pronta beva.

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