Alessandro Genova

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

Ho avuto la fortuna di recensire più volte la Riserva Inferi del Montepulciano d’Abruzzo dell’azienda Marramiero. Inizialmente le prime due annate, risalenti alla prima metà degli anni ’90 del secolo scorso, il 1993 e il 1994. In queste circostanze ho commentato l’attitudine di questo vino ad attraversare il tempo e il sorprendente modo con cui evolve sotto il profilo organolettico. Più di recente, in occasione dell’anteprima del Montepulciano d’Abruzzo, ho degustato l’Inferi Riserva 2013, giovanissimo e non ancora in commercio.

Come in commercio è invece il millesimo 2012 della Riserva Inferi, il vino che proverò a raccontare oggi. Le uve provengono dai vigneti aziendali situati a 270 metri di altezza presso la Masseria Sant’Andrea di Rosciano in provincia di Pescara, tra il mar Adriatico e il Massiccio delle Maiella. Uve prodotte tramite la pergola abruzzese, forma di allevamento della vite che riduce l’irradiamento solare sui grappoli, favorendo lo sviluppo dei polifenoli e degli aromi.

Siamo nelle Langhe sud-occidentali, nella zona del Dogliani. Il territorio è particolarmente vocato per la coltivazione dell’uva Dolcetto e limitrofo al comprensorio del Barolo, il Re dei Vini fatto con il nobile Nebbiolo. Il Dolcetto di Dogliani fu tuttavia il vino del Presidente Einaudi, nativo di queste terre e che diede lustro a questa parte del Piemonte.

Il territorio del Dogliani, situato a ridosso delle Alpi Marittime e dell’Appennino Ligure, è costituito prevalentemente da terre bianche ben drenate, tufo e marne calcaree in prevalenza. Il clima ventilato, fresco ed equilibrato è ideale per la coltivazione della vite e in special modo del Dolcetto. Questa cultivar si caratterizza per gli elevati tenore zuccherino e polifenoli. Al tempo stesso, normalmente non si contraddistingue per elevate acidità. Per questa ragione, il vino che si ottiene dalle uve Dolcetto, di solito non si presterebbe a lunghi invecchiamenti: ma con gli opportuni diradamenti in vigna, con il rigoroso controllo delle temperature di fermentazione alcolica e malolattica in cantina, si possono avere gradite quanto inattese sorprese. Otterremo così un vino nettamente distante dalla stereotipata idea di Dolcetto semplice e di pronta beva.

Abbiamo conosciuto la cantina Cennerazzo, azienda vinicola relativamente giovane che opera in Irpinia nel comprensorio del Greco di Tufo. Questa denominazione, assieme al Fiano d’Avellino e al Taurasi, ha contribuito in modo determinante allo sviluppo del territorio, tanto che i vini prodotti sono ben conosciuti anche all’estero. E di Cennerazzo abbiamo degustato il Greco di Tufo, che rappresenta al momento il primo e unico vino imbottigliato dall’azienda.

L’azienda si trova nel comune di Torrioni e vive un importante passaggio generazionale. Federico faceva il vino per il consumo familiare, vendendo l’eccedenza in modo sfuso e conferendo la produzione di uva alla cantina sociale. La svolta si ebbe con il figlio di lui, Sebastiano, attuale presidente del consorzio Viticoltori del Greco di Tufo. Sebastiano sviluppò l’attuale azienda, oggi condotta dai figli Federico e Lidia, sempre mantenendo un’impostazione di tipo artigianale, ma applicando metodi innovativi e utilizzando tecnologie moderne.

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