Alessandro Genova

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

Il mese scorso ho avuto il privilegio di degustare un grande Trebbiano d’Abruzzo, vino memorabile che vi voglio raccontare. Parliamo del Trebbiano d’Abruzzo Altare 1996, uno dei prodotti più riusciti dalla cantina abruzzese Marramiero. L’azienda vinicola, che opera da vent’anni nella Contrada Sant’Andrea a Rosciano (in provincia di Pescara), è un esempio di come si può fare vino di qualità partendo dai vitigni della tradizione.
La Cantina Marramiero si trova in una posizione particolarmente suggestiva, su di un’altura a oltre 200 metri s.l.m rivolta verso il mare. Ma che è al tempo stesso discretamente protetta alle spalle dai quasi 3.000 metri del Gran Sasso. La particolare posizione geografica degli oltre 30 ettari del vigneto favorisce considerevoli escursioni termiche tra notte e giorno e tra estate e inverno.

Alcuni giorni fa abbiamo partecipato all’annuale appuntamento che Luca Maroni dà agli appassionati nella capitale, evento che anche quest’anno si è tenuto nella bellissima cornice del Complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia.

Abbiamo degustato le annate successive di alcuni vini già incontrati nella passata edizione, scoprendo quindi novità di notevole interesse.

Cominciamo dalle bollicine della Franciacorta, da una new entry assoluta: il Franciacorta 2009 di 1701, nuovissima azienda alla sua prima creazione. Il vino trascorre oltre 30 mesi sulle fecce e presenta sentori di lievito, ananas e banana. Abbiamo quindi continuato con i Franciacorta di Contadi Castaldi, in particolare il Satèn 2009 da uve Chardonnay in purezza, brillante nella sua cremosissima spuma con profumi netti di biancospino, di crosta di pane e note balsamiche, e poi lo Zero 2009, vino spumante da uve Pinot Nero privo di liqueur d’expédition, complesso e dai profumi agrumati di pompelmo.

Ho partecipato all’evento “La Lombardia presenta la sua carta dei vini” che è stato organizzato dall’Associazione Go Wine alcuni giorni fa a Roma. E ho avuto l’ennesimo personale riscontro del cammino che la regione lombarda sta compiendo nel solco dell’eccellenza produttiva e della qualità del vino. Risultato perseguito con l’impegno di un movimento di viticultori serio e determinato nonostante le divisioni territoriali e consortili talvolta indecifrabili.

Garda, Valtellina, San Colombano, Oltrepò .. e tante altre denominazioni locali, sotto il cappello dell’AS.CO.VI.LO (l’Associazione Consorzi Tutela Vini Lombardi) hanno presentato alcune etichette della loro offerta territoriale durante questa kermesse romana. Ovviamente non era presente l’intera offerta regionale né ho avuto modo di degustare tutti i campioni disponibili. Nonostante ciò ho riscontrato alcune sorprese davvero inaspettate.


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