Alessandro Genova

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

Abbiamo già parlato della cantina abruzzese Marramiero. L’abbiamo fatto raccontando uno strepitoso Trebbiano d’Abruzzo Altare di 18 anni, un vino incredibile per profumi e vividezza, dall’acidità ancora sorprendente e dalla notevole persistenza gustolfattiva avvertita dopo la deglutizione.
Pensavamo fosse una splendida eccezione, quasi un caso, un colpo di fortuna, un episodio. Evidentemente ci sbagliavamo. Non perché nel nostro panorama vitivinicolo non esistano bottiglie dalla simile longevità – anche se, specialmente per i vini bianchi, queste non siano così frequenti – ma piuttosto perché sembrava a noi impossibile che la stessa azienda potesse annoverare, tra le proprie creazioni, un altro vino monumentale. Monumentale e longevo.

Abbiamo incontrato i fratelli Carbone presso il loro stand per un saluto e per degustare le nuove annate dei loro vini. Ma chi sono Sara e Luca Carbone?

Da un decennio hanno rilanciato il vigneto di famiglia, che si trova nella zona di Melfi, nel bel mezzo del Vulture. Tra i terreni vulcanici delle Contrade Piani dell’Incoronata, Montelapis e Braide si distendono i 10 ettari di vigne di età d’impianto variabile e già produttivi. Le viti più vecchie raggiungono i 40 anni, mentre le più giovani non superano i dieci. Altri otto ettari sono stati messi a dimora. Il vigneto è quasi interamente coltivato ad Aglianico, da cui si ottengono 4 dei 5 vini prodotti in azienda.

Tenacemente hanno cominciato ad imbottigliare l’Aglianico, quindi il Fiano, mentre da poco si coltiva anche il Moscato. Poi è stata la volta della cantina situata proprio nel cuore di Melfi, dove, in un alcuni suggestivi locali scavati nel tufo, trova spazio la bottaia. La cantina di vinificazione e imbottigliamento si trova invece a Braide.

Attualmente sono 35.000 le bottiglie prodotte in azienda. La particolare morfologia del territorio vulcanico, il clima che può essere tranquillamente definito continentale, le importanti escursioni termiche tra estate e inverno e tra giorno e notte favoriscono l’assoluto livello qualitativo delle uve del vigneto. La perizia dei fratelli Carbone in cantina, con l’ausilio di Sergio Paternoster, fanno sì che la qualità si trasferisca dentro le bottiglie.

Assaggiamone il contenuto.

 

Ferghettina non può più essere considerata una sorpresa. Dobbiamo ormai parlare di cantina affermata, di uno dei principali riferimenti della Franciacorta e dei suoi pregiati vini.
L’azienda nasce agli albori degli anni ’90 dello scorso secolo e si sviluppa per 130 ettari sparsi in nove comuni della denominazione, sulle assolate colline che si affacciano sul lago Sebino. Pian piano l’azienda cresce sviluppando la sua offerta Franciacorta di qualità assieme ai vini fermi (Curtefranca) stilisticamente molto ben fatti.

La nuova cantina si estende per una superficie complessiva di 6.000 metri quadrati circa. I locali principali sono quelli dedicati al ricevimento delle uve e alla pressatura delle stesse. Quindi troviamo la cantina di fermentazione dei mosti e il magazzino di stoccaggio dei vini in lavorazione, la cantina di conservazione delle bottiglie durante la presa di spuma e dell’affinamento sur lies del Franciacorta. Poi la barriccaia, i locali d’imbottigliamento, dove avviene la sboccatura e il magazzino del vino finito.

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