Alessandro Genova

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

Abbiamo già incontrato la cantina irpina Terredora e i suoi vini. Un anno fa siamo stati con Paolo Mastroberardino al Ristoro degli Angeli, trattoria romana, durante una cena-degustazione che abbinava ad alcuni piatti della cucina tipica, quattro dei vini terredora. Quest’anno sono stato invitato da Paolo all’evento “pomeriggi in cantina”, seminario di approfondimento sul territorio e sulla realtà aziendale con una degustazione di una selezione di vini Terredora non più in commercio.
L’appuntamento è per le 16 presso la cantina a Montefusco: parto da Roma all’una e mezza del pomeriggio e mi accingo a percorrere i 275 km verso l’Irpinia, per raggiungere l’azienda vinicola. Arrivo qualche minuto dopo le 16 pensando di essere in ritardo. Per fortuna faccio anche in tempo a essere intrattenuto, assieme ad una dozzina di astanti, da Walter, il capostipite della famiglia e papà di Paolo. Una dozzina di degustatori, cioè più o meno il numero che avevo immaginato. Ma commettevo un grosso errore di valutazione.
Quando tutto è pronto arriva Paolo che saluto, come fanno le altre persone presenti in sala. Ci invita a seguirlo e, uscendo dalla stanza dell’accoglienza, mi accorgo subito che saremo di più. Molti di più ..
Ci incamminiamo verso la cantina, dove, nel locale con l’impianto d’imbottigliamento, è apparecchiata una tavola con 70 postazioni. Scelgo il mio posto e noto subito di avere ben 12 calici di fronte a me. Paolo introduce la degustazione raccontando che cosa faremo, quali vini degusteremo con l’obiettivo di capire il territorio e i più nobili vitigni che vi si coltivano. Ci illustrerà, inoltre, la filosofia aziendale con cui si fa il vino e, in definitiva, ci farà scoprire la capacità di evoluzione di questi vini, indipendentemente dall’uva con cui sono fatti e dell’annata vendemmiale.
Programma esaltante: la mente sfiora il pensiero che dovrò poi percorrere altri 275 km per tornare a casa, sapendo, tra l’altro, che mi sarei fermato in cantina anche per cena. Poi scaccio il pensiero e focalizzo l’attenzione sulla maestosità della tavola e sulla sua esaltante location: 840 bicchieri apparecchiati in cantina, non ci può essere situazione più emozionante.

Firriato è una cantina d’eccellenza, emblema di una Sicilia moderna che mostra il miglior volto. Sin dagli inizi degli anni ’80, la famiglia Di Gaetano ha migliorato la qualità dei vini e la presenza sul mercato nazionale e internazionale, rappresentando, con la propria offerta, molti dei terroir dell’isola, spesso molto differenti tra loro.
In costante crescita ormai da un trentennio, oggi Firriato riunisce 6 tenute sparse per la Sicilia per un totale di 320 ettari di vigneto. L’azienda presenta ben 32 differenti etichette per un totale di 4 milioni e mezzo di bottiglie prodotte. Le molteplici morfologie dei territori dove si trovano i vigneti di proprietà, ha consentito di esaltare le diverse vocazioni produttive, con la valorizzazione non soltanto dei vitigni autoctoni ma anche di quelli internazionali.
Dai tre dei quattro possedimenti che si trovano nel trapanese vengono prodotti i vini che hanno fatto la storia della cantina. Da Borgo Guarini viene prodotto l’Harmonium, dalla Tenuta Pianoro Cuddia il Ribeca, da Baglio Sorìa il Camelot. La quarta tenuta del trapanese è Dagala Borromeo a cui si aggiungono la Tenuta Calamoni, proprietà che si trova nell’isola di Favignana e la Tenuta Cavanera a Castiglione di Sicilia sulle pendici dell’Etna.
Abbiamo visitato la cantina che si trova a Paceco, a due passi da Trapani. Abbiamo visto i locali che contengono i silos di acciaio, la barriccaia, l’impianto d’imbottigliamento. Abbiamo quindi degustato una dozzina di etichette preventivamente concordate con Federico Mammoli tra quelle dell’immensa offerta aziendale. Ringrazio anzi Federico per la gentilezza e la disponibilità che ha dimostrato guidando la visita in cantina.

Montepulciano d’Abruzzo Inferi Riserva 1993

Torno a parlare di Montepulciano d’Abruzzo Inferi Riserva. Questa volta vi racconterò la prima edizione di questo vino, il millesimo 1993. Vino che ho avuto il privilegio di degustare durante una cena organizzata dal produttore e durante la quale si è tenuta la presentazione dell’ultimo nato della cantina: il vino cotto Livia.
La cornice non poteva essere migliore. L’evento si è tenuto presso il Ristorante Imàgo, all’ultimo piano dell’Hotel Hassler in via Sistina a Roma.
Atmosfera incantevole. Le luci soffuse del ristorante esaltavano la vista che si godeva dalle finestre panoramiche. Avvicinandosi ai vetri si vedeva tutto il centro storico illuminato della capitale, dove spiccava la maestosità della cupola della Basilica di San Pietro. Guardando in basso, ecco la meravigliosa scalinata di Trinità dei Monti.
Pochi commensali, una dozzina in tutto; oltre ad Enrico Marramiero e ad alcuni dei suoi più stretti collaboratori, ho riconosciuto alcuni personaggi da sempre legati al mondo del vino.
Sorvolo sull’ottima cena, nonché sull’impeccabile servizio del ristorante. Appena un cenno sugli altri splendidi vini dell’azienda, degustati prima e durante la cena: il metodo classico, da uve Chardonnay e Pinot nero, con 36 mesi di affinamento sulle fecce; il Trebbiano d’Abruzzo Altare 2011 e 1994 (il 1994 da due diverse bottiglie), Trebbiano di cui non posso che confermare lo stupore per la complessità, l’acidità e la bellezza del millesimo ventennale (avvalorando quanto scritto a proposito del Trebbiano d’Abruzzo Altare 1996); il Montepulciano d’Abruzzo Inferi Riserva 2010 (l’annata in corso, nella foto contenuto nel secondo bicchiere) e il Montepulciano d’Abruzzo Dante Marramiero 2003; e infine il vino cotto Livia, ultimo nato e motivo che l’azienda ha individuato per riunirci attorno al tavolo.
Mi soffermo invece sul Montepulciano d’Abruzzo Inferi Riserva 1993, come detto la prima annata del vino. Descrivendo il Montepulciano d’Abruzzo Inferi Riserva 1994 , ci eravamo lasciati dicendo che avremmo dovuto attendere ancora del tempo per degustare al meglio quel campione. Al Vinitaly, con la frenesia che ne contraddistingue i ritmi, non era stato possibile.

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