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Vino origine e conoscenza

L’azienda Agricola Monte di Grazia nasce nel 1993 per portare avanti quei vigneti “di famiglia” e per far godere anche a noi del privilegio di bere degli ottimi vini!

Quasi da subito, nel 1997, l’azienda ottiene una certificazione Bio e continuerà a lavorare come facevano i vecchi contadini: usando il letame da stalla come concime e rame dello zolfo contro la perenospora e l’oidio.

 

Il Veneto è una regione magnifica, piena di persone fantastiche ed accoglienti e di vini eccellenti.

I pregiudizi che attanagliano questo angolo d’Italia sono davvero tanti: dal fatto che il Veneto pensi solo a lavorare, allo stereotipo del Veneto razzista ed anche sui vini c’è chi parla solo di Amarone e Prosecco, o al massimo di Ripasso.

 

Qualche tempo fa avevamo parlato del Pallagrello, nell’articolo si parlava in generale delle caratteristiche di questo interessante vitigno presente soprattutto nella zona del Casertano ed in Molise; oggi siamo invece a raccontarvi di una degustazione avvenuta presso l’enoteca Vini Divini di Napoli con il produttore Michele Alois.

Michele, con la sua voce leggermente rauca, ci ha spiegato in modo semplicissimo, come si fa con un bambino, i suoi vini ed i processi produttivi che, a leggere talvolta le schede tecniche, vista la complessa terminologia, scoraggiano a priori ogni approfondimento!

 

 

Per l’anno nuovo? In bocca al lupo!

Non sono un tipo scaramantico, ma conservare questo vino per stapparlo il 31 di dicembre era una tentazione troppo forte! L’ho acquistato online proprio perché influenzato dal nome e dall’etichetta, ebbene si, capita anche a me!

Abbiamo già incontrato l’azienda Elena Walch, raccontando il grande Gewurztraminer 2014, fatto con le uve provenienti dal bellissimo vigneto Kastelaz che si trova nel comune di Termeno. Oggi parleremo di un altro grande bianco dell’azienda, il Sauvignon 2014 da uve prodotte nell’altro prestigioso cru aziendale, il Castel Ringberg ubicato nel comune di Caldaro.

Il vigneto, prende il nome dall’omonimo Castello rinascimentale, costruito dagli Asburgo all’inizio del XVII secolo.  Il maestoso Castello emerge sul vigneto che, grazie ai 20 ettari di estensione, rappresenta la principale tenuta di Elena Walch, oltre a distinguersi come uno dei più estesi dell’intero Alto Adige. I ripidi terreni di origine morenica, i suoli calcarei, argillosi ed in parte sabbiosi rendono inconfondibile il terroir, contribuendo alla peculiare interpretazione nella coltivazione di differenti varietà d’uva.

Castel Ringberg costituisce quindi un punto d'incontro esclusivo tra svariati tipi di terreno risalenti all’era glaciale o a epoche successive, situati su una base di quarzo porfirico e limitati a ovest dalle Dolomiti. I pendii settentrionali sono composti da pietrisco di 30.000 anni fa originario dall’Adige, alternati a terreni morenici di più recente formazione. Nelle estremità più a nord e a sud del vigneto invece, il suolo è formato da residui di pietra calcarea rossastra, ideale per la propagazione delle radici delle viti, poiché ben aerata e dalla morbida consistenza.

Cari amici di Wineatwine, oggi vi voglio parlare di un vino passito prodotto da un'azienda di cui ho già parlato in un altro articolo riguardante un abbinamento tra Risi&bisi e Lugana I Frati.

Questo vino è composto da tre vitigni 60% Trebbiano di Lugana (In dialetto Turbiana) 20% Chardonnay e 20% Sauvignon, da qui il nome Tre Filer ovvero tre filari

 

Mater Matuta è un’antica divinità italica, dea dell’Aurora, protettrice della procreazione e della fertilità. La venerazione di questa divinità era una pratica comune nell’Italia centrale tanto che le fu dedicato un tempio dell’antica città di Satricum, presso Le Ferriere vicino a Nettuno, a circa 50 km a sud da Roma. Nella seconda metà del secolo scorso, Dino Santarelli che era affascinato dall’Agro Pontino, fonda l’azienda vinicola Casale del Giglio, proprio alle Ferriere e non lontano da Satricum.

Questo territorio rappresentava, rispetto ad altre zone del Lazio e d’Italia, un ambiente vergine dal punto di vista vitivinicolo, da esplorare e dove eventualmente poter sperimentare. Un territorio che prima delle bonifiche di quasi un secolo fa era una distesa di acquitrini e paludi L’assenza di un passato enologico della zona diviene così lo stimolo determinante verso l’innovazione della nascente azienda vinicola. Nel 1985 si diede così vita al progetto di ricerca e sviluppo Casale del Giglio, autorizzato dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio. Tramite questa sperimentazione si raggiungeranno importanti risultati, tra cui la messa a dimora sui terreni dell’azienda di una sessantina di diversi vitigni sperimentali.

I modelli di coltivazione viticola ai quali si sono ispirate queste ricerche, sono quelli praticati a Bordeaux, in Australia ed in California, dove i vigneti sono particolarmente esposti all’influenza del mare. Proprio come l’Agro Pontino che beneficia dell’influenza del Mar Tirreno. Secondo la filosofia di Casale del Giglio, lo sviluppo futuro della vitivinicoltura non risiede solamente nel consolidamento dell’immagine di alcune zone dalla grande tradizione. Ma anche nel raggiungimento, attraverso opportune scelte viticole ed enologiche, di produzioni di alto livello in territori ancora poco conosciuti dal punto di vista del loro potenziale qualitativo, viticolo ed enologico.

Siamo in Abruzzo, a Villamagna (CH) a metà strada tra le montagne e il mare.

L’azienda Cascina del Colle sorge nel luogo dove fu ritrovata una zanna di Mammut, famoso e poderoso animale preistorico che da’ il nome al Montepulciano che stiamo per degustare!
La famiglia D’Onofrio lavora in biologico i quindici ettari di vigneto; e, da quello di San Severino, 215 metri sul livello del mare, nascono le uve che danno a loro volta vita a questo vino fuori dagli schemi.

Il vino prepara i cuori

e li rende più pronti alla passione. 

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