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Vino origine e conoscenza

Ancora Vinitaly e ancora una verticale, che definire sbalorditiva non mi sembra esagerato. Così è successo che, girando per gli stand, mi sia fermato presso l’azienda Aurelio Settimo. Qui ho conosciuto Tiziana, la figlia del fondatore, che ha preso le redini dell’azienda dalla scomparsa del padre.

Raggiungo lo stand soprattutto perché mi piacerebbe capire meglio il Barolo espressione di Rocche dell’Annunziata, importante frazione del comune di La Morra, oltre ad essere uno dei Grand Cru dell’intero comprensorio del Barolo. E Aurelio Settimo non può che essere la mia azienda di riferimento per questo importante terroir. Tiziana mi prende in parola e tira fuori tutte le bottiglie di Barolo Rocche dell’Annunziata che ha portato in fiera. Così, tra una battuta e un commento, iniziando verso le nove e mezza del mattino dall’annata in corso (2012), andiamo indietro nel tempo mettendo in fila ben sette millesimi.

L’azienda conduce meno di sette ettari di vigneto, di cui quasi sei a Nebbiolo da Barolo. Più della metà di questi si trova in Rocche dell’Annunziata, proprio intorno alla cantina. Il terreno è costituito da rocce sedimentarie costituite da argilla, sabbia e calcare dette Marne di Sant’Agata e il vigneto ha esposizione a sud - sud-ovest a un’altitudine di circa 300 m slm.

Girando per il padiglione della Campania, mi sono fermato presso lo stand dell’azienda irpina Perillo, dove, in modo inatteso, ho avuto modo di assaggiare diverse annate di Taurasi e Taurasi Riserva.

Perillo è una piccola azienda che conduce cinque ettari di vigneto nei comuni di Castelfranci e Montemarano. Le vigne ubicate in alta collina, tra i 600 e i 700 slm, sono impiantate a raggiera e alcune sono molto vecchie e a piede franco. Essendo impiantato anche su rilevanti pendenze, il vigneto gode di un’ottima esposizione.

I suoli, ricchi di scheletro e silice, si caratterizzano per una particolare concentrazione argilloso-calcarea e sabbiosa. Il clima è continentale, con inverni spesso molto freddi ed estati calde ma mai torride. Notevoli le escursioni termiche tra notte e giorno, oltre che tra le stagioni. Nelle annate calde le escursioni termiche salvaguardano aromi e acidità. In quelle piovose, il clima asciutto e ventilato esclude problemi legati a muffe e marciumi.

Le lavorazioni sono manuali, anche se gli interventi in verde sono pochi, visto il basso carico di gemme lasciato durante la potatura. L’aglianico con cui si fa il Taurasi in questa zona è chiamato coda di cavallo, per le caratteristiche del grappolo spargolo e allungato e per la presenza di acini assai piccoli, con un elevato rapporto buccia-polpa. Le rese sono in definitiva bassissime, non superiori ai 30 quintali per ettaro. L’epoca vendemmiale è di solito nel mese di novembre.

Al Vinitaly si ha la straordinaria opportunità di incontrare, in un tempo ragionevolmente breve, personaggi del vino conosciuti nel corso del tempo e che operano in territori distanti da casa tua anche a molte centinaia di chilometri. Sono così passato dallo stand dei Marchesi di Barolo, cantina di proprietà della famiglia Abbona che si trova nel comune di Barolo e che, come ho già avuto modo di raccontare, ho avuto il privilegio di visitare un anno fa.

La Marchesi di Barolo è la cantina in cui si è fatta la storia del Barolo. Appartenuta a Giulia Vittorina Colbert de Maulévrier, Marchesa di Barolo, assieme all’enologo francese Luis Oudart e al giovane amico Camillo Benso, nella prima metà dell’ottocento ha di fatto inventato la formula del Barolo moderno. Nella storica cantina sono custodite migliaia di bottiglie di Barolo datate, come il Cannubi 1982 da me degustato proprio nella circostanza della mia visita in cantina.

Ma quello che non puoi assolutamente prevedere è che al Vinitaly vini come questi possano essere accessibili. Ma a volte capita e, questa volta, ho avuto la fortuna di degustare tre annate di Barolo Riserva, due delle quali risalenti agli anni ’80 del secolo scorso.

Abbiamo già raccontato i vini della cantina abruzzese Marramiero che ho avuto la fortuna di visitare ad aprile dello scorso anno. L’ultima recensione risale al Brut Rosé metodo classico, assaggiato presso il ristorante romano Piero & Francesco e accostato a un piatto di fusilloni con calamari e asparagi. Ma il vino che mi ha fatto incontrare Marramiero è stato il Trebbiano Altare 1996 degustato due anni orsono, vino il cui ricordo di integrità e bellezza è rimasto intatto nel corso del tempo.

E a Vinitaly mi è proprio capitato di partecipare ad una verticale di Trebbiano Altare degli anni ’90. Quattro annate, dal 1994 (la prima di sempre) al 1997, sono state proposte unitamente a due Trebbiano da solo acciaio sempre risalenti a quel periodo, l’Anima 1996 e il Dama 1997. La degustazione condotta da Francesco d’Agostino - direttore di Cucina & Vini – assieme ad Enrico Marramiero e all’enologo Romeo Taramborrelli, si è conclusa con una specialità aziendale, il vino cotto Livia.

Il Trebbiano con cui viene fatto l’Altare, proviene da viti anche di 50 anni di età, impiantate a un’altitudine di oltre 200 metri s.l.m. e ben salvaguardate dal massiccio del Gran Sasso. Il vigneto ha un’esposizione a sud-ovest, con considerevoli escursioni termiche tra notte e giorno, oltre che tra le stagioni.

Girando per i padiglioni del Vinitaly, non abbiamo potuto non sostare presso lo stand dell’azienda Terredora di Paolo Mastroberardino, azienda irpina che quasi due anni fa ho avuto la fortuna di visitare a Serra di Montefusco. Abbiamo quindi degustato le nuove annate della Falanghina, del Lacryma Christi, dei Greco, dei Fiano prima di passare agli Aglianico, ai Taurasi e all’ultimo nato, il passito rosso. I vini si confermano di altissimo livello, molto territoriali e caratteristici. Mi sono poi soffermato su un grande vino bianco, il Fiano d’Avellino Campore del millesimo 2011.

Nonostante l’andamento climatico non sia stato indubbiamente dei più semplici, l’annata è da considerarsi straordinaria quanto meno per i vini da uve a bacca bianca. Buona la piovosità durante l’anno, dal mese di agosto si è osservato un graduale miglioramento dei parametri analitici delle uve. Le importanti escursioni termiche nel bimestre settembre-ottobre, proprio alla vigilia della vendemmia, hanno poi consentito l’accumulo di sostanze aromatiche sulle bucce. Peculiarità che poi ritroveremo nel vino, assieme al grande patrimonio acido, proprio dell’uva Fiano.

Alto Adige, terra di vini di elevata qualità ottenuti osservando rigorosi criteri di sostenibilità ambientale. Pur essendo una regione vinicola piccola per estensione territoriale, l'Alto Adige si caratterizza per l'eccellenza e la varietà della sua produzione. Ne abbiamo parlato a Vinitaly con Max Niedermayr, da un paio d’anni Presidente del Consorzio dei vini dell’Alto Adige, oltre che Presidente della Cantina di Colterenzio, una delle maggiori realtà cooperative della zona.

Max Niedermayr, quante sono le cantine che aderiscono al consorzio?

Attualmente partecipano al consorzio oltre 5.000 viticoltori riuniti in 154 cantine, per il 93% della produzione totale della regione. Restano fuori piccoli o piccolissimi vignaioli.

Qual è la superficie vitata rappresentata dal consorzio? Quanto il vino prodotto?

Il consorzio rappresenta una superficie di meno di 5.300 ettari, mentre la produzione di vino si aggira in media intorno ai 350.000 ettolitri annui.

Parlava di 5.000 viticoltori riuniti in 154 cantine. Tra esse, vi sono anche le grandi cantine cooperative dell’Alto Adige come Colterenzio di cui è Presidente, la Cantina di Bolzano o San Michele Appiano. Com’è stato possibile trovare un accordo tra soci tanto differenti?

Infatti circa il 70% del vino viene prodotto nelle cantine sociali della regione, un quarto circa della produzione annua è realizzata dagli aderenti all'associazione Le Tenute dell'Alto Adige, mentre il restante 5% da vignaioli indipendenti. Per bilanciare il peso delle cooperative, è stata decisa una rappresentanza nel direttivo delle varie componenti in modo non proporzionale: 5 membri sono espressione delle cooperative, 3 dell’associazione e ben due rappresentano i vignaioli indipendenti.

Presumibilmente per frenare lo storico calo dei consumi, nell’ultimo anno lo spazio dedicato ai vini aumenta e l’assortimento si fa più profondo.

Il calo degli acquisti di vino confezionato nella GDO è stato interrotto solo lo scorso anno con una leggera crescita a volume (+0,6%) fatta di una sostanziale ripresa della classica bottiglia da 0,75 litri (+2,5%). A farla da padrone tra queste ultime sono i vini rossi ed in particolare il Lambrusco (primo a volume e secondo a valore) ed il Chianti (primo a valore e secondo a volume); ben posizionati anche Barbera, Bonarda, Moltepulciano, Nero d'Avola e Sangiovese, con picchi d'acquisto ovviamente influenzati dalla territorialità che non sembra però scalfire la preferenza per i vini rossi.

Oramai supermercati ed ipermercati hanno creato delle aree quasi a parte che somigliano a vere e proprie enoteche in grado di soddisfare le esigenze dei consumatori. E non solo i soli, vista l'ingresso prepotente di Amazon e la sua ampia carta dei vini; oltre che l'aggressivo, sia in termini di pricing che di marketing, Lidl che con pubblicità, particolari schede di degustazione, vini francesi e punteggi attribuiti dai massimi esperti.

 

Fiocco di Neve nuovo gioiello della pasticceria napoletana

Oggi siamo a Napoli, nel Rione Sanità, ai piedi della collina di Capodimonte: un posto storico e suggestivo dove potrete ammirare l’essenza della città.

Qui sono ubicati Palazzo Sanfelice, Palazzo dello Spagnolo ai Vergini, la Basilica di San Gennaro fuori le mura… ma potremmo dilungarci ad elencare per ore…

Qui troviamo anche le Catacombe greche, quelle si San Gennaro, San Severo, San Gaudioso, San Vito, Sant’Eufemia, San Fortunato ed il famosissimo Cimitero delle Fontanelle.

Il Rione diede i natali al Principe Antonio De Curtis, più noto come Totò e proprio qui sono stati girati film del calibro de “L’oro di Napoli” di Vittorio De Sica con Totò, Eduardo, Sophia Loren e Silvana Mangano oltre che altre pellicole molto note. Tra le tante cose qui c’è la famosa pizzeria Concettina ai tre Santi e la storica e nota Pasticceria Poppella.

 

Il vino prepara i cuori

e li rende più pronti alla passione. 

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