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Vino origine e conoscenza

Siamo in Abruzzo, a Villamagna (CH) a metà strada tra le montagne e il mare.

L’azienda Cascina del Colle sorge nel luogo dove fu ritrovata una zanna di Mammut, famoso e poderoso animale preistorico che da’ il nome al Montepulciano che stiamo per degustare!
La famiglia D’Onofrio lavora in biologico i quindici ettari di vigneto; e, da quello di San Severino, 215 metri sul livello del mare, nascono le uve che danno a loro volta vita a questo vino fuori dagli schemi.

La Tenuta di Fiorano, situata nelle vicinanze della Via Appia Antica, è un angolo particolarmente bello della campagna romana ai piedi dei Castelli Romani. I terreni di origine vulcanica, di buon drenaggio e ricchi di minerali e la distanza relativamente prossima al mare rendono questi luoghi ideali per la coltivazione della vite.

L’azienda ha origine nella prima metà del secolo scorso grazie al Principe Alberico Boncompagni Ludovisi, il quale come Mario Incisa della Rocchetta in Toscana – il creatore del Sassicaia – e con la consulenza di Tancredi Biondi Santi – di Tenuta il Greppo a Montalcino – decise di impiantare Cabernet Sauvignon e Merlot per produrre il Fiorano Rosso, il primo vino della cantina.

Successivamente entrò in contatto con Luigi Veronelli che decantò i suoi vini e su tutti il Fiorano Rosso. Un vino rosso di struttura molto elegante e complessa, capace di sostenere l’invecchiamento arricchendosi in finezza. L’azienda divenne presto un modello di prima grandezza del vino capitolino, una delle poche cantine dove effettivamente si faceva altissima qualità nell’intero Lazio.

Abbiamo già incontrato l’azienda vinicola Ferraris che opera nell’areale di Castagnole Monferrato. È successo descrivendo l’Opera Prima, vino fatto con uve Ruchè, vitigno originario e sempre più diffuso dell'area collinare a Nord-Est di Asti.

Che l’azienda abbia deciso di valorizzare questo vitigno è dimostrato anche dal vino di cui parleremo oggi, il Ruchè Clàsic 2014 altra perla enologica di indiscutibile piacevolezza.

Il Ruchè presenta caratteristiche morfologiche ed analitiche distinte che lo rende unico nel panorama ampelografico. Varietà semiaromatica, matura abbastanza precocemente, solitamente nella prima decade di settembre. E' un buon accumulatore di zuccheri e, nonostante la sua bassa acidità totale, mantiene una significativa componente di acido malico che conferisce una buona freschezza finale al vino. La caratteristica principale delle uve è la ricchezza di polifenoli, rappresentati in maggioranza dai tannini che apportano struttura al vino e una discreta propensione al suo invecchiamento.

A seconda delle annate, la gestione della macerazione permette un'estrazione selettiva dei tannini in modo da rendere il vino del tutto equilibrato e quindi di immediata piacevolezza.

Avevo conosciuto Roberto Sarotto a Roma, poco prima di intraprendere il mio viaggio-studi nelle Langhe del Barolo. Andarlo a trovare a casa sua a Neviglie è stata la logica conseguenza. Ovviamente è successo perché ne avevo apprezzato i vini durante una degustazione romana, oltre ad averne compreso lo spirito con cui erano fatti. Tradizione e innovazione: troppo ghiotta l’occasione di trovarmi nelle Langhe per non incontrare Roberto in cantina.

L'Azienda Agricola Roberto Sarotto è a conduzione familiare e da sempre legata al mondo del vino. La filosofia aziendale si basa su di una profonda consapevolezza dei valori tradizionali, ma senza paura di esplorare e intraprendere strade innovative del vino. L’azienda si estende su una superfice vitata di 80 ettari dislocati nei comuni di Novello, Neive, Neviglie, Nizza Monferrato e Gavi. Qui nascono e maturano le uve, pregiata materia prima che poi viene trasportata nella modernissima cantina che ho avuto il piacere di visitare, cantina dotata di attrezzature particolarmente innovative. Le uve vengono quindi trasformate nei vini del territorio, permettendo alle stesse di esprimersi nelle loro massime potenzialità.

Tra i diversi vini che ho avuto la fortuna di assaggiare (dal Barolo Audace al Barbaresco Gaia Principe, dal Langhe rosso Enrico all’Arneis Runcneuv, allo Spumante Brut) vi voglio raccontare la Barbera d’Alba Elena 2012, vino creato in onore della secondogenita di Roberto, da cui il vino ha preso il nome.

Ho partecipato ad una straordinaria verticale di Tignanello, brand del vino italiano più conosciuto nel mondo e perla della cantina Marchesi Antinori di cui ho recentemente raccontato il Cervaro della Sala 2005.

Il Tignanello nasce agli albori degli anni ’70 del secolo scorso come risposta all’immobilismo del consorzio che si ostina – e lo farà ancora per anni – a imporre l’aggiunta di uve bianche accanto al Sangiovese nell’uvaggio del Chianti Classico. Vino che, preceduto soltanto dal Vigorello dell’Agricola San Felice, contribuirà in modo decisivo alla schiera di vini a base Sangiovese dei Supertuscan. Dal ’75 l’uvaggio del vino si stabilizza, con qualche oscillazione, in un 80% di Sangiovese e la rimanente parte di Cabernet.

Il podere Tignanello si trova a Mercatale nel comune di San Casciano Val di Pesa. È un vigneto di 57 ettari, esposto a sud, sud-est e situato a un’altitudine di 350-400 m slm. Presenta pendenze molto importanti che garantiscono un ottimo drenaggio, con un terreno composto da galestro e alberese in prevalenza, assieme a un po’ d’argilla. Grandi anche le escursioni termiche tra giorno e notte, oltre che tra le stagioni, elemento che contribuisce in modo determinante agli aromi del vino. Nel complesso le piante sono sempre un po’ sotto stress, condizione essenziale per la produzione di uve di qualità.

La grandezza del vino sta anche nella dimensione del fenomeno. Ogni anno vengono prodotte un numero di bottiglie che varia tra le 350.000 e le 400.000. Non esattamente un vin de garage. Fare qualità elevatissima con queste quantità non è per nulla semplice.

Oggi non parleremo “solo” di vino; oggi vi racconteremo una storia: una storia di un grande prodotto italiano, la pasta, di un’eccellenza campana, e di una famiglia, che come spesso accade, si trova in un momento di difficoltà!

Al centro del nostro articolo ci sarà, oltre al vino, il Pastificio Rummo, colpito tra mercoledì 14/10/2015 e giovedì 15/10/2015 da un violento nubifragio che ne ha danneggiato macchinari, materie prime e prodotti; nonostante il grande impegno dei quindici dipendenti che si trovavano all’interno dello stabilimento e che hanno combattuto per ore contro l’acqua.

Rummo non è un’azienda che lavora molto sui social: basti vedere che la loro pagina Facebook non posta contenuti da Agosto 2015; ma, la campagna #SaveRummo ha catturato l’attenzione di migliaia di persone tra le quali Selvaggia Lucarelli e Fiorello.

Anche noi di Wine at Wine, che da sempre stimiamo i prodotti del pastificio, vogliamo fare qualcosa; ed oltre ad aver riempito le nostre dispense di ottima pasta, abbiamo deciso di raccontarvi di loro, della loro storia ed offrire a voi tutti una ricetta ed un abbinamento, come spesso facciamo.

 

Il Locorotondo è un vino bianco prodotto tra Bari e Brindisi la cui Doc è radicata nella zona della Valle d’Itria ed in particolare nei comuni di Locorodondo (ovviamente!), Cisternino e Fasano.

I vitigni consentiti sono la Verdeca (50-65%), il Bianco d’Alessano (35-50%) ed altri vitigni locali per un massimo del 5%, come il Minutolo (definito erroneamente Fiano).

Sono andato a trovare Mariacristina Oddero nella storica cantina, in frazione Santa Maria nel comune di La Morra. E ho vissuto una delle esperienze più belle del mio viaggio nelle Langhe del Barolo.

Poderi e Cantine Oddero è uno degli storici e più noti produttori del Barolo. La cantina è stata fondata oltre 150 anni or sono e, di generazione in generazione, continua a trasmettere alcuni valori molto importanti nei vini che produce, nel completo rispetto della tradizione e del territorio. Oggi l’azienda è condotta da Mariacristina e Mariavittoria, figlie di Giacomo Oddero, personalità stimata non soltanto in terra di Langa, che ha avuto un ruolo molto attivo nello progresso del comparto del Barolo.

I vigneti situati nei comuni più importanti nelle zone del Barolo e del Barbaresco, appartengono alla famiglia Oddero in alcuni casi da oltre due secoli, come attestano alcuni antichi documenti comunali del XVIII secolo. A cavallo del Settecento e l’Ottocento si iniziano a vinificare le uve prodotte nei vigneti di proprietà nel comune di La Morra. A quel periodo risale l’edificazione della parte più antica della cantina. Poi, a partire dal 1878, Oddero comincia ad imbottigliare.

Il vino prepara i cuori

e li rende più pronti alla passione. 

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