Alessandro Genova

Alessandro Genova

Sommelier professionista dal febbraio del 2005, sono soprattutto un appassionato a cui piace leggere e documentarsi a proposito dei territori, delle tecniche di degustazione e del meraviglioso mondo che ruota attorno al vino. E che ama ovviamente degustare.

Mi piace mantenere relazioni con produttori, enologi e appassionati come me e non disdegno l’approfondimento delle problematiche distributive e marketing della produzione e della commercializzazione del vino.

Abbiamo già incontrato Allegrini, azienda della Valpolicella con una storia ultracentenaria nella produzione del vino, che in tempi più recenti ha esteso la sua offerta enologica ai prodotti di due tenute in Toscana. In quella occasione abbiamo parlato di una straordinaria Corvina in purezza, La Poja, da uve che non subiscono alcun appassimento. Adesso voglio raccontare la degustazione dell’Amarone Corte Giara, vino della più classica tradizione della Valpolicella, dove il vigneto dell’azienda si estende per circa 100 ettari. Da qui inizia il cammino dell’Amarone, uno dei grandi ambasciatori nel mondo del vino made in Italy.

La Valpolicella, una delle aree più prestigiose del panorama enologico italiano, è stata terra dedita alla viticoltura sin dall’antichità. L'etimologia del suo stesso nome: "val polis cellae" significa, infatti, "la valle delle molte cantine". Zona molto vocata alla produzione di vini di qualità, grazie anche alla sua preminente posizione collinare, presenta un territorio in prevalenza calcareo e, dal punto di vista geologico, risalente ai periodi Giurassico e Cretaceo. Il clima è generalmente mite e temperato.

Vinitaly 2019, la 53ª edizione del salone internazionale dedicato al vino e ai distillati traccia il bilancio sullo stato di salute del mercato interno del bel Paese. Si beve molto di meno rispetto alla metà degli anni ’90 del secolo scorso (oltre 25% in meno), ma la platea dei consumatori si è allargata, anche se la media di consumo è inferiore al bicchiere al giorno.

Si beve meno, dunque, ma il mercato del vino tiene e produce un valore stimato in 14,3 miliardi di euro per un volume del venduto pari a quasi 23 milioni di ettolitri. Nel confronto tra i principali mercati per valore dei consumi, l’Italia si posiziona al 4° posto dopo USA, Francia e Regno Unito. Il vigneto-Italia è stimato in 650.000 ettari, con 406 vini a denominazione e oltre 300.000 aziende che contribuiscono alla meravigliosa biodiversità del vigneto e alla strabiliante diversificazione della nostra offerta nazionale.

L’Azienda vitivinicola San Fereolo si trova nel territorio di Dogliani nelle Langhe sud-occidentali, area delimitata dal fiume Tanaro. Come già scritto quando abbiamo raccontato i Dogliani di Anna Maria Abbona, in questa zona vitivinicola, spesso penalizzata da un’immagine inadeguata e ancorata a vecchi stereotipi, la produzione del Dolcetto oltre ad essere tradizionale, è soprattutto di particolare pregio. E se il Barolo è senz’altro il vino dei Re, il Dolcetto era per lo meno il vino del Presidente Luigi Einaudi, originario di quelle terre.

Ci troviamo dunque a sud del Barolo, il gigante italiano del vino. Anche per questo motivo, quello di Dogliani è un territorio troppo spesso ritenuto minore nel comprensorio delle Langhe, a nostro avviso in modo erroneo. Il Dolcetto che vi viene prodotto è da sempre considerato dai più un vino di uso quotidiano a fianco di quel potente Nebbiolo della domenica o delle feste. Ma quest’area meridionale delle Langhe è più alta e fresca, dal momento che ci si avvicina alle montagne dell'Appennino ligure e delle Alpi Marittime, immersa in un paesaggio variegato e più selvaggio. Un territorio costituito ancora da boschi e noccioli, ideale per un vitigno esigente come il Dolcetto che qui trova condizioni di grande favore e, senza alcun dubbio, una delle proprie migliori espressioni. Le uve più pregiate provengono da suoli collinari argillosi, calcarei e silicei, dove non è infrequente la presenza di arenarie.

L’Azienda San Fereolo nasce nel 1992 e nel giro di qualche anno il vigneto raggiunge l’estensione di 12 ettari. A San Fereolo diventa presto focale il lavoro in vigna, improntato al massimo rispetto della natura, dove la vinificazione rappresenta soltanto l’ultima fase delle lavorazioni, il giusto compimento della produzione del vino. Ogni vite viene curata nella sua individualità ma al tempo stesso nella coralità dell’insieme delle piante che la circondano. L’approccio più rispondente a questo tipo di impostazione è stato pertanto quello biodinamico.

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